Vietare i social ai ragazzi? Il me stesso di 15 anni non è molto d'accordo
Pubblicato il 15 agosto 2026

Venerdì il Consiglio costituzionale ha dunque bocciato il divieto dei social network per i minori di 15 anni, quello che doveva entrare in vigore il 1° settembre. Molta gente è furiosa, e la capisco. Ma una parte di me, la più antica, è un po' sollevata, e vi spiego perché.
Da bambino ero di una timidezza patologica. Incapace di parlare con gli sconosciuti, incapace di costruirmi la minima amicizia: i miei unici amici erano quelli che avevano scelto me, io non ne avevo scelto nessuno. La scuola mi terrorizzava ed ero un ragazzino francamente infelice. Meno male che c'erano i videogiochi per resistere. Sì sì, i videogiochi, quelli che vengono pure accusati regolarmente di tutti i mali del mondo.
E poi è arrivato Internet.
Ho passato notti intere su IRC, sul Talkie di Infonie, su ICQ e poi su MSN, a parlare con persone che non vedevano né la mia timidezza né i miei complessi. È lì che ho cominciato a esistere un po', a riflettere su cosa volevo essere e raccontare agli altri. I miei migliori amici vengono da quelle notti. Anche una buona parte della mia cultura e delle mie competenze.
E sì, avevo esattamente 15-16 anni, proprio l'età che la legge voleva fissare come soglia. Cominciare prima mi avrebbe rovinato? Sinceramente non lo so. Ma so cosa quegli spazi hanno riparato in me, e immaginare divieti mi sembra parecchio rischioso.
"Sì, però TikTok nel 2026 non ha più niente a che vedere con il tuo IRC di allora." Vero. Ma francamente, le mie 8 ore a notte su IRC non servivano a molto di più di 8 ore di TikTok oggi. Il mondo non lo rifacevamo comunque, e la maggior parte del tempo erano solo ore passate a insultarci, a prenderci in giro e a dire sciocchezze.
Ora, non sono nemmeno ingenuo: lo scroll infinito probabilmente è un problema. Anche gli algoritmi fabbricati per creare dipendenza, e la moderazione inesistente rovina parecchi spazi che potrebbero essere buoni spazi. Attacchiamo soprattutto quello. Tanto più che il Consiglio ha bocciato anche la verifica dell'età, prevista senza la minima garanzia per la privacy. Del resto in Australia, dove i minori di 16 anni sono banditi da fine 2025, gli adolescenti aggirano il blocco a colpi di VPN e di account prestati dai fratelli maggiori, ed è un fenomeno di massa.
E poi cosa gli proponiamo di meglio, ai ragazzi? Partire in vacanza è diventato un lusso. La tv non produce più granché per loro, la creazione gira in loop su remake pensati per la nostalgia dei loro genitori. Gli rimproveriamo di scrollare in un mondo che non gli apre molte altre porte.
Accanto a questo, a luglio l'Arcom ha misurato che più di due terzi dei ragazzi tra 10 e 14 anni erano favorevoli al proprio divieto. Ragazzini che chiedono loro stessi che gli venga confiscato il giocattolo, è pazzesco. Perfino loro sentono che la macchina è rotta. Ma un cartello con l'età all'ingresso non la riparerà. Il vero cantiere, per me, è creare qualcos'altro, e l'Europa potrebbe per esempio lavorare a proporre social più sicuri, più vari, senza algoritmi, moderati, adatti ad accogliere adulti in costruzione, là dove TikTok e X non proteggono più assolutamente nessuno.
Di Paingout


